Il falegname volante

Oggi vi parlo di Fabiano Ferretti, classe 1984, nato in un piccolo paese del Trentino, appassionato da sempre ai lavori manuali e alla lavorazione del legno. Gli sport convenzionali non hanno mai fatto per lui; infatti, durante l’adolescenza si è diviso tra arrampicata su roccia e downhill/dirt in mountainbike-sport ancora molto di nicchia nel 2000. A 18 anni, mentre tutti i suoi amici praticavano lo sci, ha cominciato la sua avventura con le tavole, senza nessuna guida o consiglio, ha noleggiato uno snowboard, è salito in seggiovia e si è buttato, provando e riprovando. E’ seguito il windsurf e a 25 anni, per pura coincidenza, ha conosciuto il longboard downhill, che lo ha portato subito al livello degli atleti di spicco a livello nazionale, diventando una vera e propria ossessione che lo ha portato a skateare alcune tra le strade più belle d’Italia ed Europa, come il Passo dello Stelvio e molti passi Dolomitici, con le stesse tavole che lui stesso si è costruito nella sua piccola factory.

Dopo una breve esperienza nel mondo delle gare con il team F7–The Shop, Fabiano, che è alla costante ricerca della vera essenza dello sport, ha deciso di abbandonare il mondo dei percorsi stabiliti, reinventandosi. Da questo momento in poi è nato il “Morning Glory”, un monito per molti altri riders, che hanno riscoperto la gioia e la fatica di svegliarsi all’alba per skateare le strade deserte, immersi nella natura, lontano da tutti gli aspetti commerciali che tendono a far perdere la poesia del momento. Qualsiasi attività sportiva da fondere con la montagna è il nettare della sua vita. Nel 2014, dopo aver ottenuto grandi risultati nello snowboard alpinismo-come la discesa dal Canalone Neri o la parete nord della Marmolada-un brutto incidente in montagna lo ha eliminato dai giochi per un paio di stagioni, costringendolo a ricominciare con impegno un lungo e faticoso percorso di riabilitazione per tornare a vivere di adrenalina sulle sue tavole-lamine, pinne o rotelle.


Prima falegname e poi “con le ali”: quando e come è avvenuto il tuo passaggio dalla bottega di lavoro allo sport estremo?

“E’avvenuto tutto un pò per caso. Mi è sempre piaciuta l’arrampicata, le discese in bici, sono sempre stato per gli sport non convenzionali, a 25 anni, poi, mentre ero in piena passione windsurf, cercavo un modo per non sprecare tempo. Odiavo buttare le giornate ad aspettare un vento che non sempre arrivava, quindi l’idea è stata quella di costruire una specie di tavola da skate più lunga, dove fissare la vela da windsurf per giocare con la brezza nei parcheggi e nei piazzali. Una volta arrivato al lago, un ragazzo ha visto la mia tavola ed esclamato “Bello quel longboard!!”. Immediatamente ho curiosato su internet per cercare di capire cosa fosse questo “longboard”, ed è stato amore a prima vista! Quel giorno è stato l’avvio del più bel periodo della mia vita e sono passato a skateare le strade più belle delle Alpi!

Sei lontano dallo stereotipo dello sportivo super fashion votato al gossip e alla vita glamour. Parlaci della tua tipologia di sport estremo: quanti tipi ce ne sono, siete riuniti in associazioni, come ci si allena, come ci si prepara, qual’è l’abbigliamento ideale e la preparazione, quali sono le gare e le competizioni?

“Io pratico i miei sport, perché amo la sensazione di benessere che mi danno. Non mi è mai importato nulla dei risultati, degli sponsor, della “propaganda”; per me conta solo fare quello che amo, spesso anche in sordina. Ad una grande gara con tanti riders, preferisco una discesa all’alba con pochissimi amici su qualche strada sperduta sulle montagne. Prederisco una faticosa escursione in snowboard e con un paio di amici lontano dalla civiltà, piuttosto che una giornata in gruppo sugli impianti e nei rifugi. Forse sono un po “selvaggio”, ma questo è il mio stile di vita e l’anima commerciale non mi ha mai interessato. L’allenamento, per come lo vivo io, non esiste. Ogni singola uscita non è per allenarsi, ma per divertirsi e vivere il momento. “Allenamento” è una parola che non fa parte del mio stile, un atleta si allena per migliorare sempre il suo livello, io mi diverto cercando di osare sempre un pò di più

Qual’è stato il momento più’ bello e quello più’ brutto in questo sport?

“Avendo una vera e propria dipendenza da sport e adrenalina, i momenti più brutti sono quelli in cui capita di farsi male e si è costretti a rallentare il ritmo. Ogni skater o freerider sa bene che può succedere, fa parte del gioco, ma non ci si abitua mai. Per uno come me, stare fermi è la tortura più crudele. Nel dicembre 2014 mi sono fratturato in maniera pessima una gamba, solo negli ultimi mesi sono riuscito a risalire sulle mie tavole. Perdere due inverni è stato davvero il momento più brutto. Non basterebbero intere pagine, invece, per descrivere tutti i momenti più belli, in skateboard ho vissuto attimi magici skateando alle prime luci dell’alba alcune tra le strade più belle delle Alpi Svizzere e delle Dolomiti, ho dormito in tenda al Passo dello Stelvio e la mattina appena sveglio sono salito in tavola e mi sono buttato a capofitto su quei 47 tornanti famosi in tutto il mondo, con la strada deserta. Sono sensazioni che non possono essere descritte. Nell’agosto 2013, desideroso di affrontare avventure nuove, con il mio amico Luca, abbiamo deciso di partire per un giro in skate di 5 giorni, io spingendo la mia tavola, lui in bicicletta, partendo da Nauders (Austria) e arrivando all’Arena di Verona 300km dopo. E’ stata un’esperienza che ci ha lasciato tantissimi stupendi ricordi. Per quanto riguarda lo snowboard, l’apice è stato scendere il mitico Canalone neri sulle dolomiti di Brenta, un simbolo per gli alpinisti, ma ad ogni uscita provo le stesse emozioni come se fosse la prima volta”.

Costruisci e sistemi tu snowboard e skateboard ?

“Essendo falegname, per me è sempre stato un gioco da ragazzi costruire le mie tavole da skateboard. Sono partito dalla classica tavola in stile surf, e man mano che affinavo la tecnica in discesa e il mio livello, costruivo tavole sempre più adatte allo stile di riding. Non essendo molto pratico in resine e materiali plastici, non mi sono ancora dedicato alla costruzione di tavole da snowboard, preferisco lasciarlo fare a chi è capace, e limitarmi alla classica manutenzione (sciolina, lamine, ecc.), anche perché in alcune situazioni di ripido, è fondamentale avere ai piedi una tavola perfettamente performante-gli errori non sono concessi.


Secondo te sono mode del momento o veri e propri sport?

”Indubbiamente le varie piattaforme su internet come facebook e youtube, hanno contribuito tantissimo a far conoscere queste discipline. Molta gente ha voluto provare, per pochi è nata una vera passione, per la maggior parte delle persone è rimasta una moda passeggera. Lanciarsi da una strada in skate ai 90 km orari non è una cosa che si impara in pochi giorni guardando un tutorial su youtube, bisogna avere una minima base e tanta passione, essere portati a questo sport. Tanti ragazzi che vedono i video dei pro snowboarder, pensano che basta comprare la giusta attrezzatura e andare in montagna, ma non si diventa un uomo esperto di montagna comprando qualche gadget, la cultura e la conoscenza non si compra. E’ fondamentale saper valutare i rischi, le proprie capacità, la condizione della neve, il meteo, senza queste cose, è solo una pericolosa moda.


Come ti vedi tra 10 anni?

”Quello che farò il prossimo weekend dipenderà dal meteo, tra 10 anni non saprei! Tre anni fa ero sulla cresta dell’onda, stavo inanellando una serie di “successi” personali che sognavo da anni, poi un piede è scivolato, c’è stata una caduta da una cresta e un infortunio che sto ancora curando e gestendo. Ho imparato che nella vita nulla è scontato, soprattutto nella mia, quindi preferisco pensare ad oggi, perchè domani, dopodomani sono troppo lontani!

Progetti per il tuo futuro professionale e sportivo

“Il mio futuro professionale è un’incognita; sono falegname da 14 anni, so fare bene il mio lavoro, sono dipendente di due soci artigiani, prossimi alla pensione, quindi nulla è certo. Adoro il mio lavoro, ma non mi dispiacerebbe provare a fare altro, l’arte della lavorazione del legno mi rimarrà comunque e potrà sempre tornarmi utile in futuro. Per il futuro sportivo, l’obiettivo è solo e solamente uno, ritornare ai livelli di prima dell’infortunio, a fare quello che facevo prima. So che sarà un percorso lungo, ma la determinazione non mi manca, spero solo che il fisico riesca a stare ancora al passo della mia mente.

 

 

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Informazioni su Lovatelli Caetani

Giornalista esperta, anticipa, o, talvolta, crea tendenze e le lancia sulle testate con le quali collabora, tra quotidiani, settimanali, mensili, radio, internet, tv. Modera presentazioni di libri e partecipa come opinionista ad alcune trasmissioni. Attualmente collabora con Libero, tgcom 24 e Radio Number One, svolge attività di ufficio stampa per famosi brand del settore food e vitivinicolo, noti ristoranti, locali fashion, personaggi del mondo della tv, è impegnata su cause e programmi sociali, come primadelclick.it, grandi chef, scrittori. Un passato da modella, lavoro accantonato per dedicarsi allo sport e allo studio, dopo il diploma di Liceo Classico, quello di Copy Writer all’International College of Design, così come quello di Fitness Instructor conseguito all’Ospedale Sacco di Milano, si dedica alla sua passione, la scrittura e affronta ogni nuova sfida con serietà, iscrivendosi anche a corsi di dizione, di teatro e recitazione, al CTA di Milano-repertorio di Marguerite Yourcenar-per offrire sempre il massimo della professionalità, anche nella conduzione tv. Si Laurea In Scienze Politiche, Storia dei Trattati e Diritto Internazionale, con una Tesi dedicata alla Politica Estera Vaticana e al Libano come centro geopolitico internazionale, diventa collaboratrice de La Prealpina di Varese,La Notte, il Giornale, di Panorama-Periscopio, Libero, Il Tempo, con una rubrica e una collaborazione come corrispondente per le sfilate milanesi,TgCom 24 le assegna un suo blog, For Men e Natural Style due rubriche, così come Cronaca Qui. Collabora anche con riviste dedicate al fitness, alcune riviste le assegnano l'incarico di caporedattore e direttore di testate, collabora anche con molte radio, da 101 a Radio Lombardia, passando per 105 Classics, M2O, Radio Rai Uno e Radio Rai Due, dove è iniziata la sua formazione radiofonica, con autori storici della Rai, come Lillo Perri e Mila Vajani. Per la televisione non succede nulla di diverso: da Telelombardia, dove Daniele Vimercati le insegna a fare giornalismo tv a 360 gradi, ad Antenna 3, dove è stata autrice e conduttrice, alla Rai, con Corrado Tedeschi, a Matchmusic, solo per citarne alcune, così come Play tv, Fun tv, Odeon, Vero tv come opinionista, Discovery Channel, dove è stata selezionata come esperta di tendenze. Ha vinto il Premio Cortina Press e il Premio News Cup destinato ai personaggi che si sono distinti per capacità di comunicazione, scrittura e arte e pubblicato un libro sullo stadio Giuseppe Meazza, un progetto dell’Assessorato allo Sport e al Tempo Libero del Comune di Milano, per il quale ha ideato la Prima Notte dello Sport, allestendo un ring in corso Como, con atleti e appassionati. Ha tenuto al Polimoda di Firenze alcune lezioni di trendsetting. Modera presentazioni di libri ed eventi, partecipa a programmi tv come opinionista, realizza, come giornalista in video, servizi e interviste. Insomma, il suo percorso da giornalista è a tutto tondo, caso più unico che raro nel panorama italiano. Negli ultimi anni ha anche curato, come Ufficio Stampa, numerosi brand in fase di lancio o gia’ noti, si è occupata di strutture turistiche, organizzato mostre per giovani artisti, press preview per concept store dedicati al food, ristoranti e locali alla moda, o design, personaggi, societa' di comunicazione,grandi eventi.Collabora come account di Media Production. Francesca nasce in una famiglia che annovera tra i suoi avi, Papi, Cardinali, una donna Accademica dei Lincei, la sua trisnonna, ma per lei le vicende delle famiglie aristocratiche sono interessanti dal punto di vista delle figure che hanno contribuito a livello di cultura, arte, in veste di benefattori, come fisiognomica dei volti e come tradizione, perché la vera nobiltà è quella dell'anima.

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